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Martedì 4 agosto 2020

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RINEGOZIAZIONE TASSI D'INTERESSE MUTUI INPS E SOSPENSIONE MUTUI INPS

15/05/2020


BOZZA DI DOMANDA PER L'APPLICAZIONE DELL'ART.11, COMMA 6, D.LGS. 252/2005

17/02/2020


TRATTENUTE SULLE PENSIONI PER PRESUNTA “RINNOVO”

15/01/2020



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NOTIZIARIO N° 1 MAGGIO 2020

30/04/2020

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A PROPOSITO DI PEREQUAZIONE AUTOMATICA
05/11/2007

Il collega Vittorio Chieca ci invia alcune considerazioni in merito alle disposizioni che regolano ed a quelle che si propongono a modifica degli aspetti relativi all'applicazione dell'indennità integrativa speciale sulle pensioni.
Sono osservazioni talmente ben motivate che non hanno bisogno di alcun commento e che acquisiamo come osservazioni dell'Associazione da sottoporre ai responsabili dei partiti politici con la speranza che ne vogliano tener conto in occasione dell'imminente iter parlamentare delle proposte di modifica dei criteri stessi.
Il collega Chieca correttamente ha evitato considerazioni di ordine politico.
Quale responsabile dell'Associazione, però, credo che sia mio dovere, interpretando il malumore dei colleghi, iscritti o non, formulare qualche considerazione politica.
Nessuno di noi si è mai sottratto o si vuole sottrarre alla logica della solidarietà. Purché essa, però, sia accompagnata da norme eque e da provvedimenti che non abbiano finalità punitive e dirette a realizzare appiattimenti verso il basso delle pretazioni.
Poiché invece ci sembra questo l'obiettivo vero di molti provvedimenti, facciamo appello alle forze politiche invitandole ad adottare misure eque che vengano incontro alle esigenze di coloro che versano in condizioni disagiate ma che non penalizzino coloro che hanno pagato le pensioni di cui sono titolari con contributi di notevole entità versati per un'intera vita lavorativa.
Una tale politica crea di fatto contrapposizioni tra categorie ed accentua la sfiducia verso chi ci rappresenta.

*********
FOGGIA. 5 novembre 2007.
Caro Enrico,

per il triennio 2008-2010, in attuazione del Comma 6 dell’art.S della legge n.
127/2007, la perequazione automatica sarà applicata nella misura del 100% dell’indice ISTAT sull’ammontare mensile lordo della pensione fino a cinque volte il trattamento minimo INPS e nella misura del 75% sulla quota eccedente cinque volte il minimo.
Ciò comporta che dal 1° gennaio 2008 il trattamento delle pensioni d’importo superiore al trattamento minimo sarà adeguato in via provvisoria nella misura dell’1,6% fino a € 2.180,70 ( 5 volte il trattamento minimo di € 436,14) e dell’1,20% sulla fascia d’importo mensile superiore.
Però, l’art. 5 del d.d.l. di riforma prevede che alle pensioni c.d. “d’argento” ossia quelle d’importo pari o superiore a otto volte il trattamento minimo (€ 3.489,12) / non sarà concesso per l’anno 2008 l’incremento di rivalutazione automatica, mentre alle pensioni d’importo inferiore la perequazione sarà attribuita fino alla concorrenza di tale ammontare nel caso in cui il trattamento in godimento al 31.12.2007 sommato alla rivalutazione dovesse superare il limite di € 3.489,12.
Lungi dall’esprimere valutazioni relativamente al merito del provvedimento di politica monetaria che mira a trarre risorse finanziare per compensare l’eliminazione delle economie di spesa che sarebbero derivate dall’introduzione dello “scalone”, ritengo che la rivalutazione debba essere quanto meno computata ai beneficiari di pensione d’importo superiore a € 3.489,12 e conseguentemente, concorrere a determinare l’ammontare lordo della pensione su cui calcolare i futuri incrementi di perequazione.
Diversamente opinando, non può negarsi che nel corso dell’anno 2007, per effetto dell’aumento del costo della vita, hanno perso di valore tutte le pensioni, sia quelle d’importo superiore a Otto volte il trattamento minimo che quelle d’importo inferiore, cosicché l’espressione non è concessa “ contenuta nel citato articolo del d.d.l. di riforma dovrebbe interpretarsi nel senso di non erogazione dell’aumento di rivalutazione e non di blocco o di esclusione dal diritto alla perequazione automatica perché, nell’affermativa, la disposizione presenterebbe evidenti profili di illegittimità costituzionale essendo l’adeguamento annuale dei trattamenti di pensione disciplinato dall’art. 69, Comma 1, della legge 23.12.2000, n. 388.
In altre parole, la non corresponsione dell’incremento di perequazione dovrebbe di fatto e fiscalmente connotarsi come contributo di solidarietà e, quindi, non incidere sull’ammontare netto della pensione erogato al 31.12.2007, salvo modifiche alle aliquote IRPEP e/o addizionali comunali e regionali.
Peraltro, converrai con me che il blocco della perequazione per i trattamenti pensionistici d’importo superiore a otto volte il minimo INPS penalizzerebbe ulteriormente i titolari di tali pensioni in quanto già l’attuale sistema di calcolo della perequazione annuale prevede l’applicazione di aliquote decrescenti dell’indice ISTAT pari al 100% (fino a 3 volte il trattamento minimo) , al 90% (da 4 a 5 volte il trattamento minimo) e al 75% sull’ammontare eccedente cinque volte il trattamento minimo e ciò determina una non corrispondenza tra la contribuzione versata e la prestazione ricevuta e un danno patrimoniale che aumenta di anno in anno.


Il d.d l. deve essere discusso in Parlamento e, pertanto, sottopongo alta tua attenzione queste brevi considerazioni per gli interventi che riterrai opportuno effettuare presso onorevoli e senatori
Ti saluto affettuosamente

Vittorio Chieca


 


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