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Martedì 4 agosto 2020

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NOTIZIE

RINEGOZIAZIONE TASSI D'INTERESSE MUTUI INPS E SOSPENSIONE MUTUI INPS

15/05/2020


BOZZA DI DOMANDA PER L'APPLICAZIONE DELL'ART.11, COMMA 6, D.LGS. 252/2005

17/02/2020


TRATTENUTE SULLE PENSIONI PER PRESUNTA “RINNOVO”

15/01/2020



NOTIZIARI

NOTIZIARIO N° 1 MAGGIO 2020

30/04/2020

Il Notiziario è in corso di spedizione in forma cartacea A tutti I colle ...(continua)

ULTIME INPS


(continua)


 

 

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IN VISTA DELLE TRATTATIVE PER IL RINNOVO DEL CCNL 2006-2007 DEL COMPARTO DEGLI ENTI PUBBLICI NON ECONOMICI di Santino Epifani
14/07/2007

Il Collega Santino Epifani, responsabile del settore sindacale, sottopone interessanti considerazioni in ordine al rinnovo del CCNL del comparto degli Enti pubblici non economici. Eventuali interventi sull’argomento potranno essere formulati contattandoci all’indirizzo e.mail: asnpdinps@tiscali.it




“L’attività sindacale dell’ Associazione è rivolta non più solo ai colleghi pensionati, come era in passato, ma anche al personale in attività di servizio. Perciò in coincidenza con la conclusione, il 29 maggio scorso, delle preintesa sugli aspetti economici tra Governo e confederazioni CGIL, CISL e UIL per il primo biennio economico 2006-2007, nel contesto del rinnovo del contratto normativo per il quadriennio 2006-2009, si vogliono formulare le seguenti prime considerazioni in vista delle trattative riguardanti il contratto dei parastatali.
Una prima considerazione riguarda non il merito della preintesa bensì la sua legittimità – come di tante altre intese pregresse – in quanto realizzata dal Governo con CGIL, CISL e UIL che rappresentano soltanto una parte dei lavoratori del settore pubblico, e nemmeno la maggioranza di essi, mentre il contratto finisce con l’assumere efficacia generale. E’ evidente il contrasto con l’art. 39 della Costituzione che dispone che l’efficacia obbligatoria “erga omnes” (nei confronti cioè di tutti gli appartenenti alla categoria) dei contratti collettivi, abbia luogo con la stipulazione di essi da parte di una rappresentanza unitaria dei sindacati “registrati”, formata in proporzione dei loro iscritti. Nella perdurante carenza della legge ordinaria che attui detto art. 39 stabilendo la disciplina della registrazione dei sindacati di categoria, degli effetti di essa e dei contratti collettivi, non c’è dubbio, a nostro avviso, che la sussistente mancanza di legittimazione “erga omnes” debba essere almeno supportata da intese non limitate alle predette tre Organizzazioni, ma estese a tutti i sindacati e, per la parte dei lavoratori non iscritti ai sindacati (la maggioranza?), sostenuta da consultazioni referendarie.
Passando al merito della preintesa, c’è anzitutto da dire che tra il Governo e le tre Confederazioni risulta concordato per il contratto dei dipendenti dei Ministeri (che per legge è modello di riferimento per il contratto delle altre categorie pubbliche, ferme restando le peculiarità settoriali):
a) per il 2006, un incremento retributivo medio pari allo 0,4% (percentuale desumibile dalle risorse stanziate per lo stesso anno dalla precedente legge finanziaria la 266/2005, cioè 322 milioni di euro);
b) per il 2007, un ulteriore incremento retributivo medio pari all’1,6% desumibile dal finanziamento di 1.129 milioni di euro (di cui 322 stanziati dalla predetta finanziaria n. 266/2005e 807 integrati dalla finanziaria per il 2007);
c) dall’anno 2008 incrementi medi a regime pari al 4,46% (€. 101,00 mensili), desumibili dalle somme stanziate dalla finanziaria 2007 e retrodatati con la predetta intesa al 1° febbraio 2007, sempre che la prossima finanziaria per il 2008 approvi l’integrazione del finanziamento.
L’intesa del maggio 2007 prevede inoltre che entro il 31 dicembre p.v. si deve fare un accordo per modificare, sia pure in via sperimentale, la durata del contratto collettivo da quadriennale a triennale, facendo coincidere in un unico triennio sia la parte normativa (oggi quadriennale) sia per la parte economica (oggi biennale). In pratica, sul piano economico si tratta di rinunciare alla revisione biennale degli stipendi per optare per quella triennale! Su questo aspetto, per giustificare il proprio favorevole avviso alla triennalità, il Coordinatore CISL-INPS col comunicato n. 13 del 4 giugno 2007 ha tra l’altro scritto che “economicamente si recupererebbe annualmente e non ogni biennio la perdita del potere di acquisto delle retribuzioni e non il tasso d’inflazione programmato”. Lo invitiamo a riflettere, nel senso che per il contratto in corso , la sua Confederazione ha concordato gli incrementi di cui alle lettere a), b), e c) che, già tardivi, non consentono di recuperare per il 2006 la svalutazione del 2% registratasi in detto anno (si avrebbe un recupero di circa 10 euro mensili contro una perdita di circa 50 euro, pure mensili), mentre per il 2007 si recupererà l’ulteriore 2% di svalutazione soltanto se la finanziaria per il 2008 tradurrà in norma di legge l’intesa del 29 maggio 2007 sulla predetta retrodatazione al 1° febbraio 2007.
Non si capisce pertanto la rinuncia alla biennalità del contratto rispetto a un obiettivo che, alla luce dei fatti, è soltanto un miraggio; mentre è certo che con l’intesa suddetta i sindacati CGIL, CISL e UIL hanno in concreto consentito un recupero retributivo del biennio 2006-2007 spalmato invece su tre anni (2006-2008), così compromettendo anche il biennio economico 2008-2009 il quale, una volta realizzato l’accordo sulla triennalità diventerà 2009-2011.
Nel merito del finanziamento di ogni singolo anno, c’è da dire che quello relativo al 2006 viene erroneamente fatto passare, anche dai Sindacati CGIL, CISL, UIL, come fosse previsto dalla legge finanziaria per il 2006 (n. 266/2005) a titolo di indennità di vacanza contrattuale. Il che è una bufala perché sarebbe come affermare che il Parlamento, nel 2005 prima ancora che iniziasse a decorrere il biennio contrattuale 2006-2007, abbia voluto stabilire, d’autorità, che non si sarebbe fatto luogo a detto rinnovo contrattuale; dimentichi – i sostenitori di questa affermazione – che l’istituto della vacanza contrattuale viene stabilito contrattualmente; esso è atto bilaterale ed il relativo onere è determinato in rapporto al tasso di inflazione (decorre dal 4° mese successivo alla formale decorrenza del contratto, sempre che ne sia stata fatta richiesta dal sindacato nei termini e secondo le modalità contrattuali, ed è pari al 30% del tasso di inflazione programmata applicato ai minimi retributivi vigenti (!), e, dopo 6 mesi è pari al 50% dello stesso tasso di inflazione).
Di tutto tale processo non esiste traccia, per cui è del tutto falsa l’affermazione che le risorse previste dalla legge finanziaria n. 266/2005 fossero destinate al finanziamento della “vacanza contrattuale” del biennio 2006/2007; anche perché se così fosse, si dovrebbe considerare come similmente destinato anche il finanziamento per il 2007,previsto nello stesso comma. (322 milioni di euro). Il testo dell’art. 1, commi 183-185 è chiaro perché riferendosi al biennio economico 2006-2007 prevede, in applicazione dell’art. 48 del D.L.vo 165/201 (che è la norma che disciplina le disponibilità destinate alla contrattazione collettiva e non all’istituto della vacanza contrattuale) una quantificazione di 222 milioni di euro per il 2006 e di 322 a decorrere dal 2007. Si tratta si somme soltanto simboliche, per affermare la volontà politica del rispetto della cadenza contrattuale. Invero, sul finire del 2005, ci si preparava ormai allo svolgimento delle imminenti elezioni politiche generali ed il Governo in carica, crediamo per un dovere di correttezza nei confronti del successivo governo, ritenne di non impegnarlo in tema di politica retributiva, potendo detto nuovo governo risultare come poi avvenne espressione delle forze allora di opposizione.
Il nuovo Governo e la maggioranza che lo sostiene hanno giustamente incrementato il finanziamento per il 2007 – sebbene in misure insufficiente – ma ben potevano incrementare anche quello del 2006, sussistendone le condizioni favorevoli (maggiore PIL rispetto a quello preventivato e maggiori entrate fiscali; il noto “tesoretto” è un prodotto del 2006 e non del 2007).
Allo stato dei fatti, considerato il forte ritardo col quale sarà stipulato il contratto 2006-2007, cioè a tempo contrattuale ormai trascorso, e considerato inoltre che le risorse sono messe a disposizione dalla legge a copertura del biennio 2006-2007 (pur facendo carico ad anni successivi), è possibile considerare tutte dette risorse un tutt’uno e spalmarlo sull’intero biennio 1.1.2006/31/12/2007. Così facendo potranno essere garantiti i diritti e, rispetto ad essi, le aspettative anche del personale collocato a riposo nel corso del biennio, cui si applica lo scaglione di incremento, sia ai fini della pensione che della buonuscita.”


 


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